Tutti gli articoli di ecomuseipiemonte

Quello di Ecomuseo è un concetto complesso: un'entità che prevede il coinvolgimento di un territorio omogeneo e della sua popolazione nel processo di presa di coscienza dei suoi valori culturali, storici, paesaggistici, ambientali.

01 – 21 agosto: visite guidate dagli ex minatori all’ecomuseo della Val Germanasca

Locandina II Turno - con banda grigiaL’ecomuseo delle miniere e della Val Germanasca organizza, nel mese di agosto, una serie di visite guidate nella miniera Paola che andranno sotto il titolo di “II° turno”. Guide d’eccezione saranno proprio gli ex minatori che hanno dedicato gran parte della propria vita a questi luoghi.

Le visite saranno inizieranno tutte alle 16,30 e si svolgeranno venerdì 01, giovedì 07, mercoledì 13 e giovedì 21 agosto. E’ obbligatoria la prenotazione presso i seguenti recapiti: 0121 806987, info@ecomuseominiere.it.

Al termine della visita sarà possibile gustare una merenda sinoira presso il “ristoro del minatore” (prenotazione obbligatoria al 348-8145311).

Info: www.ecomuseominiere.it

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20 luglio: passeggiate con avventura creativa all’ecomuseo dell’argilla

Up-to-youSi conclude domenica 20 luglio il ciclo UP TO YOU passeggiate con avventura creativa, iniziativa organizzata dall’ecomuseo dell’argilla – Munlab di Cambiano (TO).
Una passeggiata nel verde e un nuovo divertentissimo laboratorio con l’argilla e la trafila vi aspettano anche per quest’ultimo appuntamento. E poi bevande a km zero e la possibilità per adulti e ragazzi di osservare e sperimentare la lavorazione dell’argilla con il tornio.

Tutto compreso nella formula up to you, decidi tu il costo!

Info: 011 9441439, staff@munlabtorino.it
www.munlabtorino.it

18 luglio: Bacco e Bach all’ecomuseo della pietra da cantoni

Cantoni3Si terrà venerdì 18 luglio, dalle ore 18, il concerto di apertura del festival Bacco e Bach e sarà ospitato presso la cantina della ex casa parrocchiale di Cella Monte (AL), donata dalla Curia al Comune proprio per ospitare la sede dell’ecomuseo della pietra da cantoni.
I recenti restauri hanno portato alla luce tutto il fascino dell’edificio, risalente al periodo romanico (casa patrizia), ex casa parrocchiale a corpo unico con la chiesa, impreziosito da un colonnato quattrocentesco. All’interno dell’edificio sono stati rinvenuti anche pavimenti di pregio, un solaio a cassettoni e un controsoffitto settecentesco.

Il festival, che durerà fino al 27 luglio, è stato ideato per scoprire ad ogni appuntamento un vino diverso, simbolo dell’eccellenza del territorio. Aperitivi musicali, concerti serali, concerti in vigna, concerti didattici, degustazioni sensoriali, sono solo alcune delle proposte offerte dal ricco calendario.

Per conoscere gli altri appuntamenti del festival vai su www.baccoebach.com.

Info: info@ecomuseopietracantoni.it

12 giugno – 11 luglio: Laboratori di Futuro all’Ecomuseo del Freidano

FreidanoNei suggestivi ambienti dell’Ecomuseo del Freidano viene allestita la mostra, a cura del settore Aree naturali protette della Regione Piemonte, sul sistema dei parchi regionali, veri e propri “laboratori di futuro”, luoghi ideali dove verificare la sostenibilità dei modelli di sviluppo e da fruire per un uso qualificato e consapevole del tempo libero.

Curata da Toni Farina, fotografo e giornalista di Piemonte Parchi, e dalla ditta Hapax di Torino, la mostra ha come tema centrale la tutela degli ambienti naturali e della ricca varietà biologica del Piemonte. A tal fine, i pannelli dedicati alle aree protette sono alternati a quelli dedicati agli habitat e alle specie animali e vegetali più minacciate, oppure più rappresentative del territorio.

Orari di apertura: domenica 15-19, durante la settimana su prenotazione. Possibilità di visita abbinata ad attività didattica per gruppi e ragazzi dei centri estivi.

Per informazioni: www.ecomuseodelfreidano.it, info@ecomuseodelfreidano.it,   011/8028509.

1 – 15 giugno: Giornate Ecomusei 2014

lago_dortaGli ecomusei della Rete Piemontese ancora una volta uniti nell’obiettivo di raccontare le   diversità dei propri territori e mostrare i tanti risultati, piccoli e grandi, ottenuti in quasi vent’anni di attività. È quanto succederà dal 1° al 15 giugno, periodo dedicato alle “Giornate degli ecomusei 2014”: aperture straordinarie,  presentazioni, convegni e seminari, feste e sagre, laboratori per grandi e piccini, passeggiate e degustazioni.
Tutto all’insegna della riscoperta dei valori culturali, storici, paesaggistici, ambientali che rendono unico il nostro territorio. Un insieme di occasioni per incontrarsi, riscoprire il valore profondo delle memorie e conoscere un patrimonio di cui ognuno di noi deve prendersi cura. Tutte le iniziative per la conoscenza, la valorizzazione e la promozione del territorio nascono da un progetto condiviso dagli ecomusei soci della Rete che hanno saputo, nel corso degli anni, tessere relazioni con il territorio, con altri soggetti e soprattutto con le comunità locali.

Scarica il programma

Gli ecomusei, vivaci testimoni del patrimonio immateriale di un territorio

logo-echi63Gli ecomusei, vivaci testimoni del patrimonio immateriale di un territorio: è questo il titolo del progetto che gli ecomusei hanno portato avanti per lo sviluppo e la valorizzazione del proprio patrimonio immateriale.

Occuparsi oggi di cultura vuol dire ampliarne il concetto riempiendolo di significati diversi, in relazione alla comunità di appartenenza e alla sua costante evoluzione. Fare cultura vuol dire, quindi, studiare la complessità di tutti quegli elementi che hanno contribuito a creare il patrimonio di un certo territorio, unico e irripetibile e, in quanto tale, elemento indispensabile per capirne la vocazione. Da qui l’importanza di operazioni culturali in grado di tenere in considerazione le tipicità e gli stimoli culturali di un luogo per far sì che questo sia motore di sviluppo e incentivo per migliorare la qualità di vita degli abitanti.
Se da un lato la globalizzazione, grazie alla maggiore mobilità di capitali e  individui, all’integrazione tra gli stati e l’abbattimento delle distanze e dei tempi di comunicazione, ha favorito lo scambio di conoscenze e informazioni e l’interazione tra persone lontane, dall’altro ha annullato la specificità tipica della dimensione locale.
Se è quindi più facile conoscere il pianeta su cui viviamo, non è altrettanto facile difendere e conservare gli usi e costumi di piccole realtà, minacciati quotidianamente dall’omologazione e dall’appiattimento. La consapevolezza di tale fenomeno ha messo in moto la necessità di nuovi legami con il proprio territorio d’origine, ovvero spinte orientate a tutelare e preservare con cura la propria cultura, le proprie tradizioni, la propria identità.
Gli ecomusei, in quanto testimoni di tali legami e soggetti che sul territorio operano in un’ottica di tutela e valorizzazione del proprio patrimonio identitario, sono stati coinvolti nel progetto E.CH.I – Etnografie italo-svizzere per la valorizzazione del patrimonio immateriale, progetto di  Cooperazione Transfrontaliera Italia Svizzera 2007-2013.
La finalità generale dell’azione affidata alla Rete Ecomusei Piemonte è stata quella di aggiornare e incrementare l’archivio del Laboratorio Ecomusei e di trasmettere a tutti gli altri ecomusei piemontesi le metodologie di lavoro che, effettuando un’analisi su quanto già raccolto, hanno dimostrato una certa efficacia e ricaduta positiva sul territorio e i suoi abitanti.

Nella relazione scaricabile al LINK sottostante si offre l’opportunità di leggere quanto ottenuto dal lavoro svolto e dei risultati della ricognizione:

Relazione e progetto E.CH.I.

Anche Carlin Petrini sostiene gli ecomusei

Carlin Petrini, fondatore del movimento internazionale Slow Food e ideatore di Terra Madre, il salone dedicato allo sviluppo sostenibile e ai contadini del mondo, si fa portavoce dell’importanza degli ecomusei in un articolo su Repubblica del 24 Novembre 2010:
articolo_PetriniVivere Slow: visita all’ecomuseo.
Non esistono soltanto musei che si possono visitare entrando in un edificio, ma ci sono anche gli Ecomusei. La loro è una storia iniziata negli anni Settanta in Francia, ma che ha trovato terreno fertilissimo in Italia in anni più recenti, con la loro istituzione mediante leggi regionali. Si tratta di musei aperti, viventi, che al contenitore classico (l’edificio) sostituiscono un intero territorio, alla collezione esposta il patrimonio materiale e immateriale della comunità, mentre il pubblico che ne fruisce è in primis la poolazione stessa e poi chi ha piacere di visitare quelle zone. L’ecomuseo è quindi un concetto, complesso, che si può tradurre in miriadi di attività diverse in grado di acquistare ancora più valore se messe in rete. Ci sono ecomusei dedicati al paesaggio, ad antichi mestieri o a produzioni locali storiche, alla memoria, a minoranze culturali o a interi ecosistemi plasmati da secoli di attività agricola. La lista è infinita e spesso diverse cose si combinano tra loro. Essi rappresentano un territorio e la sua specificità, ma alla staticità dell’esposizione museale classica sostituiscono la vitalità di un progresso continuo, espressione della comunità, di ciò che è stato e ciò che potrà essere un luogo. Da qualche anno si è arrivati a una definizione condivisa: “Un patto con il quale la comunità si prende cura di un territorio”. Cura: una parola fondamentale per chi vuole esprimere amore per  qualcosa, e che viene troppo spesso ignorata da chi dovrebbe tutelare il nostro patrimonio ambientale e culturale. Un ecomuseo è un orizzonte spazio-temporale in cui ritrovare i ritmi del passato, i quali si ricombinano in pratiche che dialogano con il presente. Uno spazio in cui si può individuare nella tradizione un percorso comune per ricostruire un futuro di umanità. E’ un nuovo modello di sostenibilità, che protegge e patrimonializza tanto la biodiversità quanto la nostra etnodiversità. La rete in Italia è partita dal ’95 dal Piemonte, che fa oggi da capofila. In tempi di crisi questi progetti sono tra i primi a soffrire della scarsità di risorse pubbliche, ma ormai sono una realtà importante nel Paese e siccome i progetti sono affidati alle comunità stesse, a tanti volontari, siamo sicuri che continueranno a sopravvivere e a proliferare. Gli ecomusei sono un modo esemplare di vivere slow la propria terra; messi tutti insieme sono un catalogo della ricchezza del nostro paese e una risorsa turistica non in
differente. Oltre alla varietà di esperienze del Piemonte, che vanta il sedici per cento del territorio regionale sotto forma di ecomuseo, vorrei citare su tutti l’ecomuseo del Casentino in provincia di Arezzo. Esso permette di leggere nella sua completezza e ricchezza una zona un po’ fuori dalle rotte turistiche più battute, e dimostra come l’ecomuseo sia un ottimo strumento per valorizzare zone ritenute marginali. Raccoglie, nel contesto dei comuni della Comunità Montana Casentina, diversi sistemi che fanno capo ad altrettanti centro documentali o laboratori: il sistema dei castelli, i sistemi del bosco e dell’acqua, quelloa gro-pastorale ma anche quelli manifatturiero ed archeologico. C’è una “banca della memoria” a testimonianza di quanto le esperienze passate siano importanti e cruciali per il nostro sguardo rivolto in avanti, ma è bellissimo come si sviluppi attraverso i temi portanti degli insediamenti in questa regione, curando tanto le attività dell’uomo, quanto la natura circostante e le continue interazioni tra di loro. Gli ecomusei sono un baluardo di cui si parla poco in un Paese che oggi sembra  franare: meritano sostegno perchè sono un modo di avere cura dell’Italia, nonchè una via concreta al turismo sostenibile.

(Carlin Petrini, La Repubblica, 24/11/2010)